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Dal mondo · Macchine · Agricoltura 4.0
2 novembre 2026 · 3 min di lettura

In Italia il mercato dell'agricoltura 4.0 vale 2,5 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 9% sul 2024. Il 42% delle aziende usa almeno una soluzione digitale, ma la superficie coltivata con tecnologie digitali è solo il 10% del totale. Secondo la FAO le macchine non fanno sparire il lavoro: lo spostano verso competenze più qualificate.
L'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell'Università di Brescia misura l'agricoltura 4.0: macchine connesse, sensori, software di gestione. Dopo il calo dell'8% nel 2024, nel 2025 il mercato torna ai livelli record del 2023. Crescono soprattutto i software: i sistemi di supporto alle decisioni fanno +26%, quelli di gestione aziendale +17%. Le macchine connesse fanno +2%.
Il ritardo resta ampio. Solo il 9% delle aziende è digitalmente maturo, il 33% è in cammino e il 58% è in ritardo. Solo il 21% investirebbe senza incentivi pubblici.
L'ISTAT usa un'altra misura. Nel 2023 il 73,3% delle aziende usa almeno un macchinario. Il 18,5% usa computer o altre attrezzature digitali, per esempio per la contabilità: nel 2010 era il 3,8%. Nel Sud la quota è del 6,7%, nel Nord-est del 42,4%.
Agricoltura 4.0 in Italia: cresce, ma resta una minoranza
2,5 mld €
mercato dell'agricoltura 4.0 nel 2025, +9% sul 2024
42%
aziende con almeno una soluzione digitale
10%
superficie coltivata con tecnologie digitali
58%
aziende in ritardo nella maturità digitale
Nel 2023, secondo Eurostat, poco meno del 18% delle aziende agricole europee applica qualche tecnica di precisione. Quelle aziende gestiscono però circa il 44% della superficie agricola. I robot, cioè macchine che lavorano senza intervento diretto, sono in circa il 7% delle aziende.
La differenza per dimensione è forte. Tra le aziende con almeno 100.000 euro di produzione standard, che misura il peso economico, usa robot circa il 31%. Sotto i 2.000 euro è circa l'1%. Per la FAO (2022) il divario è ampio tra Paesi e dentro i Paesi. I primi robot autonomi per raccolta, semina e diserbo hanno cominciato a essere venduti.
Nel 2025 in Italia sono state immatricolate 17.573 trattrici, il 13,7% in più del 2024. Nel 2024, con 15.450, si era toccato il minimo storico. FederUnacoma, la federazione dei costruttori, attribuisce la ripresa soprattutto agli incentivi pubblici. Nei primi nove mesi del 2026 le trattrici sono 12.290, il 3,3% in meno dell'anno prima.
Pesa il mercato dell'usato. Nel 2025 le trattrici usate comprate sono più di 60.000, contro le 25.000 del 2014. Per FederUnacoma sono mezzi molto datati, con età media oltre 22 anni. A frenare il nuovo, dice, è la scarsa redditività agricola.
Secondo la FAO l'automazione riduce i lavori ripetitivi, come semina e raccolta, e aumenta quelli qualificati. Il timore di una disoccupazione crescente è comprensibile, ma in genere non è sostenuto dalla storia. L'ISTAT collega alla meccanizzazione il fatto che gli occupati agricoli siano oggi meno di un decimo di quelli dei primi anni Trenta.
Cambia anche chi lavora. Dal 2010 al 2023 i lavoratori familiari sono calati del 75,3%, i non familiari sono cresciuti del 10,8%.
Molte aziende, poi, non comprano le macchine. In Italia il 26,7% delle aziende non ha usato macchinari: sono aziende di solo allevamento o che ricorrono al contoterzismo, cioè ai servizi di altre aziende o di imprese specializzate. In Europa il 21% prende le macchine solo in affitto o in condivisione e il 27% unisce macchine proprie e altrui. La FAO cita i servizi di noleggio come strada per chi non può comprare. L'Osservatorio indica la carenza di competenze specialistiche come ostacolo strutturale.
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Dal mondo · Previsioni · OCSE-FAO
Secondo l'OCSE e la FAO, il valore della produzione agricola mondiale crescerà del 13,3% in dieci anni. Arriverà a 4.010 miliardi di dollari nel 2035, a prezzi costanti. I prezzi reali resteranno stabili o più bassi di oggi. A far crescere la produzione saranno soprattutto le rese: il 73% dell'aumento delle colture. Le emissioni dirette dell'agricoltura saliranno del 6,5%. Sono i numeri del rapporto 2026-2035, pubblicato il 29 giugno 2026.

Terreni · Affitto agrario · Legge 203/82
L'affitto agrario "in deroga" è un contratto in cui proprietario e affittuario concordano regole diverse da quelle della legge sui contratti agrari. Vale solo se è firmato con l'assistenza delle organizzazioni professionali agricole. La regola ordinaria è una durata minima di 15 anni.